I racconti del Guscio – Il capitano legge un racconto di Federica Rossi

Ritratto realizzato da Eleonora Messina

Spetta a me l’onore di proseguire con questa splendida iniziativa, consolidando la collaborazione con la mia
carissima amica Federica Rossi, giornalista e scrittrice di Como, nel proseguire questa serie di letture
dedicate all’emergenza Covid19.
Un’idea consacrata grazie all’omaggio che la talentuosa attrice italiana Neva Leoni, in collaborazione con
Millennium82 e il programma radio Fuori Concorso, hanno voluto dare vita attraverso il primo racconto,
Guscio parte 3. La terza parte, che più fra tutti gli altri racconti, da una panoramica alla situazione del virus
e delle ripercussioni sulla vita delle persone in diversi contesti quotidiani.
Con questa lettura , analizzeremo invece, il punto di vista di una persona singola, che abitudinariamente si
appresta ad andare a lavoro in un giorno, che apparentemente sembra essere uguale agli altri. Ho amato
sin da subito questo testo poiché sentivo che, in un certo senso, potesse appartenermi.
Credo che ognuno di noi possa rivedersi in questi racconti, ma data la varietà dei diversi punti di vista è
davvero soggettiva la questione. Naturalmente ritengo sia doveroso ringraziare nuovamente Federica per
questa opportunità, complimentandomi con lei per questi splendidi gioiellini da lei partoriti in questo
periodo di quarantena.
Ho cercato di dare molto risalto alla fase recitativa del testo esprimendo secondo le mie percezioni, e mio
parere personale, una serie di emozioni. Spero possa essere di vostro gradimento e mi auguro possa essere
per voi un invito ad un ascolto riflessivo, perché questa situazione, questa epoca storica, c’è la ricorderemo
anche per via di questo virus nefasto che ha portato dramma e cambiamento per ognuno di noi.
Il mio pensiero va a tutte le persone che purtroppo sono rimaste vittime di questa pandemia, a tutti i
parenti e i cari che hanno dovuto subire delle perdite, come me, molto dolorose. Vorrei infine cogliere
l’occasione per ringraziare tutto il personale sanitario del mondo, che ha rischio della propria vita ha dato il
tutto per tutto per debellare il virus affrontandolo in prima persona, combattendo nelle stanze degli
ospedali, sostenendo i pazienti intubati e sostenendo ritmi frenetici al limite della sopportazione umana,
grazie di cuore.
Ma un grazie anche a tutti coloro che non hanno mai smesso di fare del loro meglio lavorando e
garantendo servizi di vario genere durante questo difficile lockdown, dalla ristorazione e alimentari ai
trasporti pubblici, dai servizi e assistenza degli uffici amministrativi agli spedizionieri e trasportatori, alle
forze dell’ordine e a tutti coloro che hanno cercato di farci tornare a vivere dignitosamente senza sentirci
troppo soli.
Infine un ringraziamento a tutti gli artisti e intrattenitori che ci hanno dato il loro tempo, il loro estro e la
loro creatività con i loro contenuti web, le associazioni e le fondazioni che hanno lottato per dare un senso
ad ogni nostra solitaria giornata riempiendoci di stimoli e convinzioni, per non perdere mai di vista la cosa
che conta più di tutte, credere in noi. Dai sogni alle speranze, dalle opportunità alle occasioni, dalle
riflessioni ai cambiamenti di vita, spero che per voi questa ripartenza possa darvi tanta felicità e serenità.

Dedico questa lettura a mia nonna Ausilia.

Suona la sveglia, ultimamente apro gli occhi facendo
un sobbalzo sul letto, come sempre mi stiracchio e
vado ad aprire le finestre. Strano, vero che mi alzo
presto, ma c’è poi sempre il rumore delle auto di chi va
al lavoro prima di me. Ma nessun rumore , solo una
lontana sirena di un’ambulanza che velocemente si
avvicina. Mi viene un dubbio, non è mai accaduto
infondo tutto può accadere, non avrò scambiato un
giorno feriale con uno festivo , se fosse domenica? Il
calendario parla chiaro allora perché questo silenzio,
un po strano non saranno mica sbarcati gli alieni? e
sorridendo accendo la tv bevendo il solito succo di
arancia.

Notizie , notizie, interviste, immagini tanta
sensazione di non normalità, dicono che un virus
influenzale si sta diffondendo e, mentre mi comincio a
preparare per andare al lavoro ripenso che appena
qualche mese prima si festeggiava l’arrivo del nuovo
anno con amici e parenti, si scambiavano auguri
abbracci, baci nella speranza che questo anno fosse
migliore del precedente. Tutto è normale è solo
allarmismo, non preoccupiamoci, anzi devo ricordarmi
che dopo il lavoro devo passare a far la spesa e un
salto per salutare i miei ragazzi.

Ecco qua! pronto ad
uscire, ma perché continua il silenzio? a me non piace
il silenzio io metto sempre musica per non sentirlo,
ricordo la frase di mia madre quando diceva di parlare
di cantare ora che siamo vivi perché dopo la vita
vivremo in eterno nel silenzio. Un brivido freddo mi
percorre le spalle come se, il silenzio avesse
impugnato un coltello e si divertisse a strofinarmi la
sua lama gelida sulla pelle. Ma si andiamo al lavoro , ha
l’aspetto di un brutto sogno , però davvero c’è troppo silenzio .

Il motore della mia auto lo rompe e, sentire il
cigolio del cancello elettrico che si apre, mi conforta.
Salgo la rampa del garage e nessuno, in giro solo il
lontano abbaiare di due cani. Controllo il telefono
caspita la pila si è anche scaricata non mi resta che
l’orologio della auto, ma niente, solo una serie di
puntini bianchi su fondo nero. Inquietante davvero
questa situazione . Il tempo minaccia pioggia, spero di
avere un ombrello a portata di mano e, arrivando in
strada niente , ancora niente. Non nego la mia
inquietudine si trasforma in leggera paura , ma non so
di che e di chi. So solo che sono sola davvero sola anzi
no, con me c’è il silenzio per me cattivo compagno, a
lui non posso chiedere niente. Ma alla radio si, posso
chiedere e, accendendola ascolto stesse notizie
allarmanti, un bollettino medico, precauzioni, obblighi
da rispettare. Bel dilemma proseguire o tornare a casa?
Lo chiedo al mio compagno silenzio che si è ormai
accomodato sul sedile accanto a me, ma lui
giustamente non trova le parole. Allora so io cosa
scegliere.

Deciso faccio un giro in perlustrazione
arrivando all’ufficio e poi si vedrà. Poche auto , come
me tutte le persone al volante hanno un passeggero
fumoso a fianco, il silenzio. Siamo tutti davvero soli
con sguardo perso, vogliamo chiederci che sta
accadendo, parlarci toccarci per sapere se ancora vivi,
ma giriamo lo sguardo, perché forse anche quello
potrebbe essere un pericolo. Tutto va a rallentatore,
nessuno corre, nessuno suona il clacson, nessuno
impreca ma nessuno canta o sorride. Un popolo
silenzioso che va d’accordo proprio con il passeggero al suo fianco.

Tutto chiuso. Allora decido di tornare e
l’occhio mi cade su alberi coi fiori rosi, è esplosa la
primavera e nessuno se n’è accorto, nessuno la
festeggia eppure le piante, i campi e i fiori ci stanno
chiamando ma pare che tutti siano diventati sordi e
ciechi e che anche parlare sia diventato un rischio.
Meglio fare come dicono, tornare e restare nei propri
gusci, protetti da tutto e tutti. Brutta sensazione vedere
nel prossimo un nemico potenziale per la propria
salute. Ma così dicono e io, vorrei essere sordo, per
non sentire tutto questo disastro che sta accadendo.
Salgo le scale quasi in punta di piedi così almeno
nessuno mi sentirà e nessuno tenterà di venirmi
incontro a salutarmi. Giro lo sguardo e il silenzio è
sempre al mio fianco, allora mi segue il bastardo! Mi
vuol fare compagnia, ma io non amo il silenzio. Io se
voglio invitare il silenzio è perché voglio riflettere,
perché voglio navigare coi miei pensieri, ma non voglio
che entri in casa con me e si autoinviti sedendosi al
mio fianco.

Ho bisogno di parlare, sentire musica,
urlare, piangere, ridere come prima. Così, con uno
scatto felino, gli chiudo la porta in faccia. Ora sono
dentro nella mia casa, sono protetto dal mio guscio
come un pulcino romperò il mio guscio quando non ci
sarà più pericolo. E ora? Sarà lungo o breve questo chi
può dirlo, devo nutrirmi della mia esperienza e del mio
equilibrio. Ora però spalanco le finestre , il male non lo
trasmette l’aria. Si avverte il venticello frizzante tipico
di primavera, perché lei non sa che c’è il virus e lei
cammina serena lanciando manciate di colori e
profumi.

La natura è regina domina i drammi umani,
guarda con sospetto i comuni mortali, uomini che

credono di conoscere tutto e di essere i migliori, lei ci
guarda forse sorridendo perché sa che domani,
nonostante i nostri tormenti, gli alberi daranno
nuovamente i frutti, nasceranno nuovi fiori. Troppe
considerazioni , troppi cambiamenti che mi stanno
stretti come un paio di scarpe di due numeri in meno e
non mi sento pronta a fare rinunce, tutto mi può
essere tolto tranne la libertà. Non rimane che attendere
, lasciando fuori il silenzio, usando tutti gli stratagemmi
per parlarsi, per chiamarsi, forse è stato davvero un
incubo da cui non mi sono ancora svegliato. Forse
dovrei tornare a dormire, infondo è passato solo un
giorno e, se tornassi a letto dopo un bel sonno con la
notte tutto forse sarà finito e domani tutto tornerà come prima. Si tutto passerà, passerà.

Federica Rossi

Ascolta l’audio su Spotify: https://open.spotify.com/episode/0uOG4Y7VnjlyUbRM9nlJdT

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.