Scopriamo la magia di Celeste con i suoi costumi storici e teatrali!

Bentornati nella nostra rubrica settimanale Millennium82, anche oggi abbiamo con noi un’ospite d’eccezione e una cara amica nonché artista a 360 gradi. E’ per me un piacere è un onore presentarvi Celeste artista e stilista poliedrica che ha saputo fare della sua passione un mestiere attraverso il suo atelier, location che testimonia il suo inestimabile talento nella creazione ed elaborazione di costumi di rappresentanza storica e teatrale.

Celeste, grazie per essere qui con noi per questa intervista esclusiva, la prima domanda che mi sorge spontanea è: come è nata la tua passione per la creazione di abiti e costumi?
Innanzitutto grazie a te per avermi invitata, è un vero piacere essere qui con te oggi.
Per rispondere alla tua domanda…
La mia è una passione che nasce fin da bambina. Ricordo che guardavo affascinata cartoni animati come per esempio Lady Oscar, Candy Candy, Georgie, Piccole Donne… e poi visto che adoravo disegnare, riportavo su un foglio quel che mi era rimasto più impresso, disegni che mia madre credo tenga ancora conservati in solaio o comunque da qualche parte in casa…
Mi dilettavo inoltre a fare dei vestiti per le mie bambole, in particolare per le mie Barbie, per le quali avevo una cura molto scrupolosa. Pensa, mi ero fatta comprare dai miei genitori una piccola macchina da cucire, una di quelle per bambine, ma funzionante, ed anche una macchina per la maglieria, si chiamava “la maglieria magica“. Forse qualche mia coetanea se la ricorderà. Mi mettevo lì intenta e concentrata a cucire abitini per le mie Barbie, abiti da giorno, per la spiaggia o da sera, ricordo che mi divertivo a far loro maglioncini, sciarpe e cappelli, utilizzavo ritagli di stoffa, la lycra di costumi da bagno che ormai non  andavano più, o vecchi foulards di mia madre per fare dei lussuosi abitini. Poi simulavo sfilate e ovviamente momenti di vita quotidiana dove però la mia Barbie si cambiava spesso a seconda dell’occasione e dei momenti della giornata. Quando finivo di giocare riponevo scrupolosamente gli abitini e le scarpine di svariati colori, e mettevo a sedere rigorosamente in ordine le mie varie Barbie sugli scaffali costruiti appositamente per questo scopo da mio padre.
Un’altra cosa che ricordo vividamente è il mio vestito di Carnevale. Mia madre mi aveva comprato un vestito da “olandesina”. Oggi a qualcuno potrebbe non essere ben chiaro di cosa si tratta, ma all’epoca, negli anni ’80, una nota marca di detersivi mandava in onda uno spot pubblicitario con il mitico Corrado. Il jingle faceva più o meno così: “mira mira l’olandesina  mira Lanza ti è vicina“…
Ebbene, io quel vestito lo modificavo e trasformavo in continuazione. Un giorno mettevo l’originale, un altro giorno gli toglievo il grembiulino ed aggiungevo sopra un’altra gonna per renderlo più vaporoso, poi sostitutivo il cappello con una parrucca con boccoli in stile ‘700 per diventare la regina Maria Antonietta… e così via per renderlo sempre diverso, così ogni volta era quasi come mettere un vestito nuovo.
Quindi come vedi, Alexander, già da bambina avevo fantasie da stilista. Fu infatti proprio una scuola di moda che scelsi poi di fare come mio percorso scolastico alle superiori.
Nel corso degli anni ti sei saputa contraddistinguere nel cercare di ideare abiti sempre più originali e di manifattura pregevole, qual è il segreto della tua creatività che da sfoggio al tuo estro? 
Creatività… una parola stupenda che mi emoziona ogni volta che la sento.
La prima cosa che mi viene da dire forse sembrerà banale, ma credo che un po’ sia innata, di averla un po’ nel mio DNA.
Ovviamente il fatto di essere innata non garantisce nulla… va sviluppata ed affinata nel tempo a seconda della propria personalità e delle proprie caratteristiche. Ma a dire il vero, in realtà credo che ognuno di noi dentro sia un po’ artista, solo che alcuni riescono a fare emergere questa parte creativa in modo spontaneo, altri devono sforzarsi leggermente di più.
Nel mio caso spesso e volentieri le cose mi vengono così di getto, spontanee. Una qualsiasi cosa mi può dare uno spunto, come si suol dire, l’ispirazione, per creare qualcosa di nuovo e diverso. Un oggetto qualsiasi, la piegatura di un foglio, una melodia, un profumo… è come se si accendesse una lampadina e vai, libero sfogo alla fantasia.
Non nego però che non sia sempre così, a volte devi studiarci per giorni, pensare e ripensare a una soluzione a un’idea nuova, versatile e pratica allo stesso tempo, buttare giù schizzi e scarabocchi su fogli e fogliettini, che sono il mio sistema preferito perché sono dei veri e propri studi di progettazione, un po’ come faceva Leonardo da Vinci… a volte mi ritrovo a sfogliare libri ed enciclopedie rigorosamente cartacee, perché anche il profumo della carta dei vecchi libri ti può dare l’ispirazione giusta, ma ovviamente anche fare ricerche su internet che sono più immediate e danno l’opportunità di trarre spunti e fare svariati collegamenti..
Quindi in sostanza… sì, estro innato, ma anche studio, tanto studio…
La tua vita è piena di successi e soddisfazioni, molte di queste dovute a diversi coinvolgimenti in attività, eventi e manifestazioni famosi in tutto il territorio, sia come stilista che come figurante, raccontacene qualcuno in particolare. 
In effetti durante l’anno partecipo a svariati eventi, fino allo scorso anno sono stata impegnata come attrice in una piccola compagnia teatrale locale, e come corista dei 200.com presso il Teatro Sociale di Como.
Sono membro del gruppo storico di Cernobbio e partecipo quale figurante a vari eventi organizzati dal Palio del Baradello di Como.
Nel periodo natalizio ho partecipato sia come figurante che come Costumista, con diversi dei miei costumi, al Presepe Vivente di Spinida a Nuova Olonio.
Tempo fa ho confezionato un abito cinquecentesco per la dama del Sestiere Piazzarola della Quintana di Ascoli Piceno. Il mio piccolo capolavoro tutto artigianale, il “mio bambino”, come lo chiamo io. L’abito a cui ho dedicato una cura quasi maniacale di ogni singolo e più piccolo particolare, è stato cucito quasi interamente a mano. Una riproduzione e ricostruzione filologica fedelissima.
Con i miei costumi, e partecipando attivamente come figurante, sono stata presente più volte in Villa Bernasconi a Cernobbio, nei panni di un personaggio realmente esistito e che un tempo fu ospite in questa meravigliosa villa in stile Liberty, autentico capolavoro dell’Art Nouveau… e tra queste volte, in una particolare occasione ho presenziato nella stessa giornata, insieme ad altri attori, sia in Villa Bernasconi che al Max Museum di Chiasso per l’inaugurazione di una  mostra del grande pittore e pubblicitario Marcello Dudovich.
Ho vestito gli attori di una rappresentazione tenutasi in Villa d’Este a Cernobbio, recitando io stessa nei panni di un personaggio che visse un tempo all’interno della villa, impegnandosi attivamente nell’organizzazione di feste ed eventi.
E per rimanere sempre in zona ho partecipato quale comparsa a Villa Erba per riprese televisive con Davide Mengacci per un noto programma di cucina in onda su rete 4, così come alle riprese di un film, tutto comasco, a Villa Cramer ad Anzano del parco.
Questo per citarne solo alcuni…
Ma anche quando non partecipo personalmente è sempre una fortissima emozione per me andare a vedere lo spettacolo per cui mi sono adoperata quale costumista. Una cosa che adoro è aiutare attori e figuranti dietro le quinte, vestirli sistemarli, sia prima che durante lo spettacolo.
Ricordo per esempio lo scorso settembre quando sono stata su un set fotografico dove i personaggi vestivano tutti con i miei costumi… è stato emozionante vedere il lavoro svolto dietro ogni singolo scatto. Così come è stato emozionante trovarsi in quello che fu proprio il luogo originale in cui Leonardo da Vinci si ispirò per poi dipingere il famosissimo affresco dell’Ultima Cena “il Cenacolo“.

 

Come per tutte le attività, in questo periodo di forte crisi dovuta all’emergenza Covid19 hai dovuto in qualche modo adattarti alla situazione, in quale modo te e il tuo atelier avete vissuto questo periodo di chiusura forzata e di quarantena?
Purtroppo non è facile. Il primo stop del 23 febbraio ci ha fermato in pieno carnevale. Da lì in poi il nulla… in un primo momento pensando che si trattasse di un breve periodo passeggero ne ho approfittato per dedicarmi alla manutenzione degli abiti ed alla creazione di qualche nuovo costume. Poi con il trascorrere delle settimane eventi disdetti fino a settembre, sia spettacoli teatrali, che rievocazioni storiche. Non vedevo possibilità di lavoro fino al  Carnevale successivo, per cui ho deciso di affrontare questa sfida compiendo un ennesimo passo, quello di riconvertire la mia attività. Ho iniziato con qualche mascherina, ho cercato i tessuti più adatti. Dapprima l’ormai famoso TNT per mascherine usa e getta, poi ho trovato una rinomata azienda del Comasco che, riconvertendosi lei stessa ed adeguandosi all’emergenza, ha iniziato la produzione di un cotone certificato, idrorepellente, antigoccia, antibatterico e antimicrobico con il quale ho iniziato a produrre mascherine in doppio strato riutilizzabili più volte..

Quali sono i tuoi obbiettivi futuri e come vorresti incanalare i tuoi sforzi dopo che tutta questa situazione si sbloccherà definitivamente?
La speranza ed il desiderio sarebbe quello di poter riprendere quanto prima con il mio lavoro di costumista. Ma nel frattempo non posso stare ferma e rischiare di dover chiudere come purtroppo sta accadendo a moltissimi commercianti ed artigiani…
Per cui rispondendo alle richieste del momento mi sono buttata in un mondo del tutto nuovo, passando dalla produzione artigianale di singoli capi unici, ad una produzione un po’ più industriale. Ovviamente non ho gli stessi mezzi e strumenti delle grandi industrie che lavorano con catene di montaggio, ma a modo mio, quindi sempre con uno stile “artigianale” ho iniziato la produzione di camici monouso ospedalieri. Nel frattempo sto lavorando per implementare la scelta con camici monouso per estetisti e parrucchieri, ed a breve spero anche camici da lavoro (ospedalieri e non) in cotone.
Queste, per il momento, sono le cose che riesco a vedere per il mio futuro, almeno finché non riprenderanno eventi teatrali e manifestazioni varie.
Poi chi lo sa, semmai riuscissi in tale intento potrei affiancare le due cose, quindi la produzione di camici da lavoro a quella di confezione e noleggio di costumi storici e teatrali.
Infine ti chiedo, c’è qualche tuo sogno nel cassetto che ti piacerebbe realizzare correlato alle tue passioni? 
Uno dei miei sogni… crescere, passare da piccola azienda individuale ad azienda con qualche dipendente.. Mi piacerebbe diventare un riferimento per il mondo dello spettacolo, del cinema e della televisione. Mi piacerebbe vedere il mio nome nei titoli di coda di un film o di una trasmissione televisiva.
Non so descrivere la forte emozione che provo ogni volta che vedo scritto il mio nome sulle locandine di uno spettacolo teatrale o nel sentirmi menzionare a fine spettacolo.
Quando vado al cinema io sono una di quelle persone che resta fino alla fine dei titoli di coda… quando leggo “costumi di…”, o “costumista”, leggo un nome.. E poi dico.. “come vorrei che un giorno lì ci fosse scritto il mio nome… ‘Celeste costumi storici e teatrali’“!
Grazie per averci concesso l’occasione di poterti intervistare, Celeste, e mi auguro che quando tutta questa situazione sarà rientrata nella norma, si potrà tornare a collaborare insieme e a creare progetti anche grazie alle tue incredibili capacità e competenze. Io non posso che salutarvi e invitarvi a visitare il sito di Celeste Costumi storici e Teatrali con annessa la sua pagina Facebook, per ammirare le opere d’arte che questa realtà ci propone , abiti che traspirano emozioni e sensazioni tali da renderli vivi e fervidi, come nella più grande magia che questa arte può regalarci.